1. IN DUE PAROLE

A Monza ci sono nato per caso e il caso è dato dal fatto che mia mamma aveva il ginecologo che esercitava lì, all’ospedale San Gerardo. Devo averci vissuto un paio di giorni al massimo a Monza, in sostanza i primi due giorni della mia vita cioè il 10 e l’11 dicembre 1972. Mentre mamma mi partoriva, fuori in corridoio le sorelle Cellamare celebravano la mia nascita ululando la zaghrouta, quel canto celebrativo, acuto e stridulo intonato dalle donne in nord Africa e in Medio Oriente. Sono figlio di migranti. Mia madre nata al Cairo, istriana dal lato matriarcale e siciliana di rito orientale per quello patriarcale. Mio padre tarantino salito al nord negli anni ’60 insieme al lavoro, di cognome forse messinese, forse cosentino.

Cresco allevato nell’illusione milanese per quasi trent’anni nei quali, inter omnia, gioco a calcio da terzino destro, mi innamoro ogni due settimane, scampo l’esame di maturità scientifica e faccio l’operaio metalmeccanico non frequentando mai le lezioni in Cattolica ma laureandomi comunque in Scienze della Formazione con 110 e lode grazie a una autodisciplina fin lì a me sconosciuta e a una tesi in Antropologia Culturale condotta sul campo in Etiopia per quasi un anno.

Ahimè mi sposo – ma sbagliando si impara. Genero 3 figli sempre e per sempre da amare. Abbandono Milano per la misteriosa provincia cuneese e incontro il lavoro che mi porto dietro da venticinque anni negli occhi vivi di Lino, il mio socio di allora, che mi imbarca nella costruzione di Arc’s Design Agency, dove lavoro dal 2005 al 2014 come copywriter, strategist, account e project manager, amministratore delegato e socio. Mi formo alla scuola dell’agenzia di comunicazione grazie a brand manager e direttori marketing spesso eccezionali, a progetti interessanti e ad aziende di rilevanza nazionale e globale.

Come succede a chi vive, sperimento eccitanti successi e dolorose cadute. Il post lockdown mi regala la possibilità di abbandonare il paradigma della città (ho vissuto a Milano, Torino, Bra, Verona, Palermo, Birmingham, Bristol, Addis Abeba) e dal 2021 conduco la mia attività di brand consultant in remoto dall’isola di Salina (Eolie, Tirreno meridionale, terra tosta), da una casa isolata a strapiombo sul mare, posta su un sentiero di montagna perché a me piace così.

Ho letto moltissimo in vita, recentemente meno e non necessariamente meglio. Scrivo, quando mi prende quel daemon particolare. Ho lavorato con culture di business tra le più diverse (cinesi, arabi, americani, europei d’ogni foggia, anche coreani a dirla tutta). Se mi annoio contemplo il mare e guardo l’Etna da nord, Vulcano, Lipari, le mie aloe e la mia papaya. Mi prendo cura di 6 gatti randagi e coltivo l’apprendimento della lingua siciliana.