Quando Simone, una mattina di fine inverno, mi chiese di accompagnarlo a piantare 3 ulivi in montagna, la cosa mi emozionò molto. Sull’isola tirava un maestrale teso e fastidioso, si rischiava di scivolare a ogni passo arrampicandosi con quelle piante, giovani sì ma pesanti, e poi portati dietro la trivella, i contenitori d’acqua da 30 litri pieni, i sacchi col concime. Altre tre piante d’ulivo, come se poche già ce ne fossero qui. Intorno a noi i muretti a secco costruiti dagli antichi ci spronavano a farlo.
Dalla nevrotica e per me oggi alienante Milano in cui sono cresciuto fino all’isola minore in provincia (teorica) di Messina dove vivo oggi (per quanto ancora chi lo sa), passando dall’Africa che ho conosciuto bene, dall’Inghilterra fredda in tutto dove ho intuito il sapore del mio sangue sudato, dalle memorie dei miei, dalle mie fantasie di bambino che leggeva Tin Tin e di ragazzo con Corto Maltese, ogni rappresentazione del mio qui e ora è stata relativa e impermanente.
Non ho mai creduto nelle frontiere o nei dogmi. Neppure nei Buddha o nei totem. Io non sono per tutti e moltissimi non sono per me. Lavoro raccontando storie e costruendo scenari, mondi, piattaforme di senso, sempre che le senta rilevanti.
Disprezzo la retorica e non partirò con l’elogio del nomadismo citando Chatwin o un romantico a caso. Voglio semplicemente significare il fatto che nella mia costruzione professionale così come nella vita che ho condotto, il nomadismo ha sempre avuto una parte centrale nel senso che ho attribuito al lavoro, alle cose e agli eventi. In quanto organismi, evolviamo: il mio stato evolutivo attuale mi invita alla salienza e mi distanzia dalle minchiate.
D’altra parte, come scriveva Ungaretti nei “Proverbi”, a Roma, dormicchiando, nella notte tra il 27 e il 28 giugno 1966:
UNO
S’incomincia per cantare
E si canta per finire.
DUE
È nato per cantare
Chi dall’amore muore.
È nato per amare
Chi dal cantare muore.
TRE
Chi è nato per cantare
Anche morendo canta.
QUATTRO
Chi nasce per amare
D’amore morirà.
CINQUE
Nascendo non sai nulla,
Vivendo impari poco,
Ma forse nel morire ti parrà
Che l’unica dottrina
Sia quella che si affina
Se in amore si segrega.
SEI
Potremmo seguitare.